Il PNRR ha impattato in modo significativo sull’operatività del sistema regionale italiano. Uno degli obiettivi principali del piano è la riduzione dei “perduranti divari territoriali”, specie attraverso investimenti infrastrutturali. La governance e la gestione del piano hanno avuto una impostazione dirigistica dal centro che ha ridotto soprattutto i margini di intervento differenziato degli enti territoriali. Unitamente ad altre riforme necessarie, quali la digitalizzazione o la determinazione dei LEP, l’effetto complessivo è stata una compressione delle differenze più della riduzione dei divari. Si tratta tuttavia di un prevedibile effetto di problemi che stanno a monte. Da un lato, il generale sospetto nei confronti del decentramento e della differenziazione che permea il regionalismo italiano. Dall’altro, l’eccessiva facilità con cui condizioni emergenziali – di cui il PNRR è il frutto – possono essere invocate per derogare al normale riparto delle competenze. Il saggio sostiene la necessità di una più puntuale disciplina delle situazioni di emergenza, tenendo in conto del contributo che può derivare sul punto dagli studi federali comparati.
The National Recovery and Resilience Plan (PNRR) has significantly influenced the functioning of Italy’s regional system. One of its core goals is to address “persistent territorial disparities”, primarily through infrastructure investments. However, the plan’s centralized governance and management have limited the capacity for differentiated interventions by regional and local authorities. Alongside other essential reforms, such as digitization and the establishment of “essential levels of performance” (LEPs), the overall effect has been to limit regional differences rather than genuinely reduce disparities. This outcome reflects deeper structural issues. On one hand, Italian regionalism is marked by a pervasive scepticism toward decentralization and differentiation. On the other, emergency conditions (such as those underpinning the PNRR) are too easily invoked to override the ordinary distribution of powers. The essay advocates for clearer regulation of emergency frameworks, emphasizing the valuable insights that comparative federal studies can offer in shaping such norms.